Sanità 

San Martino, visite di Pneumologia col cronometro: «Massimo venti minuti e pazienti straordinari messi in coda»

Un cartello affisso negli ambulatori segnala carenza di spazi e personale e impone un limite alla durata degli appuntamenti disposti per recuperare le liste d’attesa. Katia Piccardo del PD attacca la giunta Bucci: «La cura non può diventare una catena di montaggio»

Pazienti inseriti nei programmi straordinari per ridurre le liste d’attesa, ma visitati soltanto dopo quelli già presenti nell’agenda ordinaria. E, soprattutto, appuntamenti da concludere entro un massimo di venti minuti. È quanto si legge in un cartello comparso negli ambulatori di Pneumologia del policlinico San Martino e denunciato dalla vicecapogruppo regionale del PD Katia Piccardo.

L’avviso spiega che le visite aggiuntive prenotate attraverso il Centro unico di prenotazione, sulla base delle disposizioni regionali per il recupero degli arretrati, saranno effettuate in coda agli appuntamenti già programmati, salvo le urgenze. La ragione indicata è che mancano gli spazi fisici e il personale sanitario necessario per gestire contemporaneamente l’attività ordinaria e quella straordinaria.

Nello stesso cartello viene comunicato che la durata prevista per ogni visita non potrà superare i venti minuti. Gli eventuali reclami dovranno essere indirizzati all’ufficio relazioni con il pubblico.

Per Katia Piccardo, quell’avviso rappresenta la prova concreta delle difficoltà del sistema sanitario ligure. «Stabilire in anticipo che una visita debba durare al massimo venti minuti significa trasformare la cura in una catena di montaggio», sostiene la consigliera del Partito democratico, secondo la quale il tentativo di abbattere le liste d’attesa starebbe scaricando tutto il peso su medici, infermieri, operatori sanitari e personale amministrativo.

La vicecapogruppo denuncia un’organizzazione costretta a inseguire il numero delle prestazioni senza avere a disposizione organici e locali adeguati. Una situazione che, a suo giudizio, rischia di compromettere sia le condizioni di lavoro dei professionisti sia la qualità dell’assistenza garantita ai pazienti.

«Contano le statistiche e non le persone», attacca Katia Piccardo, che individua nel cartello la distanza tra i risultati rivendicati dalla Regione e ciò che accadrebbe quotidianamente negli ospedali e negli ambulatori. Nel mirino finiscono la riorganizzazione sanitaria promossa dal presidente Marco Bucci e le scelte dell’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò.

Secondo l’esponente del PD, la riduzione delle liste d’attesa non può essere ottenuta comprimendo il tempo dedicato a ciascun paziente o aggiungendo prestazioni a strutture già sovraccariche. La richiesta è di intervenire con nuove assunzioni, maggiori investimenti e una programmazione capace di tutelare la qualità delle cure, anziché affidarsi a una gestione regolata dal cronometro.


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